Il 17 aprile 2026 il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato le linee guida sui pixel di tracciamento nelle email, con sei mesi di tempo per adeguarsi: il termine è scaduto a fine ottobre.
Il principio è semplice: un pixel che registra l'apertura del singolo destinatario accede a informazioni del suo dispositivo, quindi va trattato come un cookie, secondo l'art. 122 del Codice privacy. Serve il consenso preventivo, con tutto ciò che ne consegue:
un'informativa specifica sul tracciamento;
una casella di consenso non pre-selezionata;
la possibilità di revocare il solo tracciamento da ogni email, senza doversi disiscrivere;
una versione dell'email senza pixel per chi non acconsente;
un registro delle scelte di ogni indirizzo.
Le linee guida prevedono poche deroghe: le statistiche aggregate e anonime (lo stesso pixel per tutti, senza sapere chi ha aperto), le email di sicurezza come il reset della password, le comunicazioni di servizio obbligatorie. Tutto il resto richiede il consenso.
Il problema è che i casi in cui il dato di apertura serve davvero sono proprio quelli esclusi: sapere se quel cliente ha letto quella email.