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Privacy e GDPR

Pixel di tracciamento nelle email: perché l'abbiamo tolto

Dopo le linee guida del Garante del 17 aprile 2026, il pixel individuale richiede il consenso. Per noi il conto non torna: lo abbiamo eliminato.

Andrea Paolini
Andrea PaoliniOwner GajaLab
2 min di lettura
Brett Jordan

Per anni, in quasi tutti i CRM o CMS avanzati, sapere chi ha aperto un'email è stato un dato scontato. Bastava un'immagine invisibile di un pixel in fondo al messaggio: quando il destinatario apriva l'email, l'immagine veniva scaricata e il sistema registrava l'apertura, con data e ora.

Abbiamo deciso di togliere questa funzione. Non di renderla facoltativo, non di nasconderla dietro una casella di consenso: l'abbiamo eliminata da ogni tipo di email che i nostri CMS inviano. Spieghiamo perché.

Cosa ha deciso il Garante

Il 17 aprile 2026 il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato le linee guida sui pixel di tracciamento nelle email, con sei mesi di tempo per adeguarsi: il termine è scaduto a fine ottobre.

Il principio è semplice: un pixel che registra l'apertura del singolo destinatario accede a informazioni del suo dispositivo, quindi va trattato come un cookie, secondo l'art. 122 del Codice privacy. Serve il consenso preventivo, con tutto ciò che ne consegue:

  • un'informativa specifica sul tracciamento;

  • una casella di consenso non pre-selezionata;

  • la possibilità di revocare il solo tracciamento da ogni email, senza doversi disiscrivere;

  • una versione dell'email senza pixel per chi non acconsente;

  • un registro delle scelte di ogni indirizzo.

Le linee guida prevedono poche deroghe: le statistiche aggregate e anonime (lo stesso pixel per tutti, senza sapere chi ha aperto), le email di sicurezza come il reset della password, le comunicazioni di servizio obbligatorie. Tutto il resto richiede il consenso.

Il problema è che i casi in cui il dato di apertura serve davvero sono proprio quelli esclusi: sapere se quel cliente ha letto quella email.

Il caso del preventivo

Prendiamo la risposta a una richiesta di preventivo, il cuore del lavoro di un'agenzia di viaggi o di un'azienda di servizi (ne abbiamo parlato in Agenzie di viaggio: il preventivo lento fa perdere clienti).

Inviare il preventivo non richiede alcun consenso al marketing: il cliente l'ha chiesto. Il pixel però è un'altra cosa. Il preventivo arriva anche senza, quindi il pixel non è necessario al servizio; serve a sapere se e quando il cliente l'ha aperto, per decidere quando richiamarlo. È un uso commerciale, ed è esattamente quello per cui il Garante chiede il consenso.

Un dato sempre meno affidabile

C'è poi una questione più pratica: il pixel è uno strumento sempre meno attendibile. Dal 2021 Apple Mail, con la funzione Protezione della privacy di Mail, scarica in anticipo tutte le immagini delle email dai propri server: il pixel registra un'apertura anche quando il messaggio non è mai stato letto. Gmail carica le immagini attraverso un proprio proxy, che nasconde dispositivo e posizione del lettore. Outlook e molti client aziendali bloccano le immagini esterne finché l'utente non le autorizza, e un'email letta risulta non aperta. I filtri di sicurezza delle aziende, infine, analizzano immagini e link prima della consegna, generando aperture che nessuno ha fatto.

Il risultato è un numero gonfiato da una parte e sottostimato dall'altra. Le stesse piattaforme di analisi delle email ormai consigliano di non basarsi sul tasso di apertura e di guardare ai clic e alle conversioni. Chiedere un consenso per raccogliere un dato che non dice più la verità non aveva senso.

Perché non abbiamo aggiunto una casella di consenso

La strada formalmente corretta sarebbe stata aggiungere a tutti i form di richiesta una casella: «Acconsento al tracciamento dell'apertura delle email tramite pixel».
Ma poi ci siamo chiesti chi la spunterebbe, e soprattutto chi la capirebbe.

Un consenso dato senza sapere a cosa si acconsente non è il consenso informato che chiede la norma. E un modulo con una casella in più, dal tono vagamente sospetto, è un modulo che converte meno. In cambio avremmo ottenuto un dato parziale, che riguarda solo chi ha detto sì, e una catena di obblighi da gestire su ogni sito: informative, revoche, varianti delle email, registri.

Non ne vale la pena.

Misuriamo la richiesta esplicita del cliente

Quello che conta è l'azione del cliente. Nel flusso dei preventivi del nostro CMS headless GajaCms riceve via email la proposta, clicca sul pulsante e la apre sul sito web, dove può concluderla direttamente sul carrello. Quella è una richiesta esplicita del cliente, non un'immagine nascosta in una email, e dice molto di più di una semplice apertura.

Per questo, abbiamo rinunciato al pixel di tracciamento nelle email.